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Renella

I.O.Pashchinskaia

Renella, cioè la Casa Gotica oppure la Casa da tè.

Перевод С.Я. Сомовой.



Renella nominata anche Casetta Gotica oppure Casa da tè fu uno dei numerosi padiglioni del parco, costruiti nel regno di Nicola I (1825-1855). Conosciamo questo padiglione, ora inesistente, grazie alla sua immagine pittorica lasciata da S.M.Vorobjov (1855), a poche fotografie, nonché alle citazioni nelle fonti anche se brevi e poco precise. Gli autori russi non sapevano quale costruzione siciliana servì da modello per questo padiglione di Peterhof, né perché fu prescelta come tale, né come furono i suoi interni, né quando fu distrutto. Rimangono ignoti pure gli avvenimenti legati alla Renella.




Non c’è nessun dubbio che la costruzione del padiglione è legata al soggiorno in Italia dell’imperatore russo Nicola I (1796-1855, regnò negli anni 1825-1855) e della sua consorte Alexandra Fjodorovna (1798-1860). Il loro viaggio ebbe luogo negli anni 1845-1846 e fu il primo viaggio in Italia per l’imperatrice e quello unico per l’imperatore.
L’imperatrice, essendo una donna colta europea, non poteva non sognare di vedere l’Italia, “paese della felicità”, di cui conosceva le descrizioni dello storico tedesco B.G.Niebuhr (1776-1831) e del grande Goethe, leggendo e rileggendo il suo “Viaggio in Italia”. Il viaggio in Italia doveva diventare il più importante per lei come lo era per il suo famoso conterraneo. Tanti suoi parenti e amici visitarono la Penisola Appenninica, mentre lei poteva solo sognarne…Erano sogni suggeriti da Goethe, dal romanzo “Corinna” di M.me de Staël, dal “Pellegrinaggio del giovane Aroldo” di Byron, dalle poesie di Shelley e di Keats, dal romanzo “Gli ultimi giorni di Pompei” di Bulwer-Lytton. Ha letto parecchie guide dell’Italia, ascoltava sempre i racconti degli amici e dei parenti sui grandiosi monumenti e sull’imparagonabile natura della Penisola.

Sembrava però che il suo sogno di visitare l’Italia doveva rimanere solo un sogno. Il rifiuto del marito di lasciarla intraprendere da sola un viaggio lungo e lontano, il suo proprio timore di abbandonare la famiglia per molto tempo, diverse circostanze diplomatiche, furono questi nonché altri motivi da ostacolare la realizzazione del suo sogno.

Però nel 1844 dopo la morte della figlia minore Alexandra la salute dell’imperatrice peggiorò notevolmente. Il dottore Mandt dichiarò all’imperatore che il miglior rimedio per guarirla sarebbe un soggiorno nei mesi invernali nel clima più mite. Il verdetto di Mandt fu, come sempre, la sentenza definitiva per l’imperatore.

Per la permanenza in Italia fu scelta la città di Palermo. Il sole, il caldo, il mare, il verde dei parchi e giardini, gli agrumeti e gli oliveti in fiore, i boschetti di mirti, i paesaggi incantevoli, i monumenti dell’antichità – tutto ciò, secondo il dottore Mandt, doveva avere un effetto benefico sulla salute e sullo stato d’animo di Alexandra Fedorovna.

In questo viaggio le faceva compagnia la figlia Olga. Passarono Königsberg, Berlino, Norimberga, Augsburg, Innsbruck. A Milano le raggiunse l’imperatore Nicola. Partirono da Genova via mare. Il 10 ottobre (qui e in seguito tutte le date vengono riportate secondo il vecchio calendario) i viaggiatori arrivarono a Palermo.

Tanti viaggiatori stranieri dedicarono a questa città parole d’entusiasmo, tra di loro Goethe, P.Braydon, A.Dumas, Alfred de Musset. Anche i viaggiatori russi che visitarono Palermo nella prima metà del X1X sec. ne lasciarono delle descrizioni emozionate, tra di loro V.Bronevskij, A. Norov, A.Certkov. Quasi tutti i loro libri erano noti ad Alexandra Fedorovna che si preparava al viaggio con gran cura.

La coppia imperiale si sistemò nella piccola villa Butera nei pressi di Palermo ad Olivuzza. Qui tra gli aranceti erano sparse ville delle famiglie più nobili e ricche della città. La villa Butera fu costruita dall’architetto francese Montier per Caterina Branciforti, principessa di Butera (1768-1816). Nel 1812 ella sposò Georg Wilgelm Carl Vilding von Kenigsbrück (1790-1841) il quale negli anni 1808-1814 si trovava in Sicilia prestando servizio nella legione anglo-tedesca. Georg diventò più tardi ambasciatore straordinario del Regno delle Due Sicilie a Parigi (1832-1835) e poi in Russia (1835-1841). Nel 1835 egli sposò in Russia la sua seconda moglie principessa Varvara Sciakhovskaja, la quale dopo la morte del marito ereditò la villa ad Olivuzza. Fu la stessa principessa a proporre la villa in disposizione dei coniugi imperiali. Poco prima la principessa allestì la villa per il figlio, ma per ricevere gli alti ospiti ordinò l’ingrandimento e rifacimenti, in particolare, le stufe che furono messe dalle maestranze chiamate appositamente dalla Russia. Dunque la casa non era tanto grande, ma assai comoda. Nella villa assieme ai membri della famiglia reale abitavano solo alcune dame di corte. Altre persone di seguito si sistemarono nella villa vicina, gentilmente offerta dal duca Serradifalco, nonché nell’albergo Trinacria in Foro Marina in riva al mare.


Il duca Serradifalco su incarico del Re delle Due Sicilie fungeva da responsabile per il ricevimento degli augusti ospiti. Una nomina felicissima. Il duca Domenico Lo Faso Pietrasanta Serradifalco (1783-1863), statista, storico e archeologo, fu autore degli studi fondamentali dedicati ai monumenti di Sicilia: “Antichità della Sicilia esposte ed illustrate” (1835-1840) e “Duomo di Monreale e altre chiese siculo-normanne” (1838). Egli concesse agli ospiti non solo la sua villa, ma anche il giardino adiacente al piccolo giardino della villa Butera. Olga Nikolaevna scriverà nelle sue memorie:

“Nel parco della nostra villa cresceva tutto ciò che può crescere in Italia: oleandri, palme, sicomori, bambù e folti cespugli di mimosa, e nelle aiuole violette e rose, in abbondanza. La panchina preferita della mamma stava sotto il cipresso.
Di lì si poteva scorgere, attraverso i fiori e i prati verdi, una piccola altura con sopra un tempietto, mentre sulla destra scintillava il mare.”

Il duca curò il suo giardino da vari decenni con amore e diligenza. Ogni angolo del giardino fu riempito di immagini e significati, che facilmente decifrava un viaggiatore istruito. La descrizione del giardino ducale appariva nelle guide dell’epoca assieme ai monumenti antichi palermitani. L’autore di una guida d’Italia stampata nel 1848 in tedesco un certo E.Ferster descrisse con ammirazione la villa del duca ad Olivuzza, ricostruita in stile arabo-normanno, e il suo giardino paesaggistico. Nel libro viene ricordata la ricca biblioteca della villa, nonché rare piante meridionali, stagni, fontane del giardino. L’autore scrive che il giardino fu allestito in tal modo che vari suoi punti e “curiosità” creavano un’armoniosa melodia simile allo scherzo. Sottolineò anche l’ospitalità del padrone, sempre pronto a prestare gentile accoglienza a un ospite istruito e di buon costume. Simile accoglienza ebbe qui nel 1822 il viaggiatore russo Avraamij Norov che raccontava nelle sue memorie: “Durante il mio soggiorno a Palermo frequentavo con enorme piacere la casa del duca Serradifalco, il quale purché giovine ebbe il posto del ministro degli interni. I suoi progetti dimostrano ottima preparazione culturale e patriottismo. La gentilezza della sua consorte attira la più brillante società; la loro cordialità rimarrà per sempre un mio vivo ricordo.” Ospitalità, gentilezza, alta cultura del duca rendevano ancora più piacevole la permanenza degli alti ospiti a Palermo.

L’imperatrice si sentiva molto debole. All’inizio solo rare volte abbandonò la villa, trascorrendo quasi l’intera giornata sul terrazzo e nel giardino. Più tardi cominciò ad uscire e a far passeggiate per la città e per i dintorni più vicini. Visitò il Castello Reale, la cattedrale Monreale, antichi templi e conventi della città, la villa Favorita con il suo magnifico parco. Alexandra Fedorovna visitò anche il giardino della villa Giulia, descritta con entusiasmo da Goethe, il cui libro “Viaggio in Italia” l’imperatrice lo teneva con sé durante la permanenza a Palermo. La viaggiatrice non poté lasciar senza attenzione il Giardino Botanico, attiguo alla villa Giulia. Questo Giardino, creato alla fine del XVIII secolo conformemente a tutte le ultime conquiste delle scienze, veniva considerato uno dei migliori in Europa.

La vita della famiglia reale a Palermo procedeva comunemente in modo tranquillo e casalingo, il che corrispondeva alla volontà dell’imperatrice e alle prescrizioni dei medici. Il biografo dell’imperatrice A.T.Grimm che la accompagnava a Palermo, raccontò che ella si alzava alle otto di mattina e faceva colazione all’aria aperta dopo una passeggiatina per il giardino. Qui la circondavano solo parenti e figli. Dopo la colazione si occupava della corrispondenza, più tardi il barone Meiendorf le leggeva i giornali per informarla dei più importanti avvenimenti politici. Poi conversavano. Ella si interessava molto della storia di Sicilia e d’Italia, ascoltava regolarmente i rapporti su Roma che con tanta passione desiderava vedere. Erano ore che passava con i familiari. Più tardi, invece, tutta l’Olivuzza “russa” si riuniva nel giardino dell’imperatrice. Suonava la musica, si sentivano melodie italiane, tedesche, russe, si cantavano le canzoni popolari siciliane, si discuteva su dove andare per la ventura gita. Le gite, in conformità alle richieste dei medici, erano brevi, limitate dai dintorni più vicini. Però, osserva il biografo, lei era felicissima di passeggiare all’aria fresca e di vedere le montagne imporporate e il verde scuro in un mese invernale, il quale a Pietroburgo sarebbe costretta a passare chiusa in camera. Di sera tutti si riunivano di nuovo nel suo giardino.

Proprio qui i viaggiatori, su richiesta della principessa Sciakhovskaja piantarono gli alberi in ricordo della loro permanenza: Nicolaj Pavlovitch – un arancio, Alexandra Fedorovna - un albero “corallino”, Olga Nicolaevna - una palma. L’imperatrice ammirava per ore, il Monte Pellegrino, le valli di un colore verde scuro, gli aranci imporporati e sembrava che vivesse di questa aria. Si realizzò il suo sogno di tutta la vita. Si trovava in Italia…

Come era solita anche a casa, l’Imperatrice tutti i giorni si dedicava alla scrittura di lettere e alla redazione di un diario. Qui al diario dedicava più tempo di quanto facesse a Pietroburgo. Essa cercava di fissare con cura le impressioni e gli eventi al fine di potere richiamare alla memoria, in seguito, questi giorni speciali della sua vita.

Intanto i giornali di Pietroburgo scrivevano: “a Palermo il tempo è meraviglioso: durante tutto l’inverno gli aranci e i limoni hanno fatto bella mostra dei propri fiori e frutti mentre ora, cinque di marzo, sono in pieno fiore i peschi, i mandorli e gli albicocchi. Un inverno così non si ricorda da anni”. Nicola I rimase con la consorte a Palermo per quasi due mesi. La sua partenza, prevista per la metà di novembre, venne rimandata più volte, e questo veniva regolarmente riportato dai giornali Russi ed Europei.

Proprio a Palermo fu risolta la questione che da molto tempo preoccupava i genitori, cioè la sorte della seconda figlia femmina, Olga. Ricevuto il permesso dell’imperatore, venne a Palermo, per essere presentato alla principessa, il giovane principe Carl di Württemberg. Il sentimento di simpatia dei giovani li portò al fidanzamento ufficiale.

Con una squadra di navi russe comandata dall’ammiraglio Litke provenienti da una crociata orientale giunse a Palermo, a bordo del vascello “Inghermanlandia”, il principe Konstantin Nicolaevitch. Egli visitò gli antichi monumenti siciliani e, secondo A.T.Grimm, “vide i luoghi dove si svolgevano quegli atti della storia antica greca, che nella sua infanzia gli strappavano lacrime di estasi”. Nel salotto di Alexandra Fedorovna risuonavano i suoi racconti su Messina, Catania, l’Etna, Siracusa, Agrigento. Alexandra Fedorovna ardeva dal desiderio di vedere almeno una parte dell’isola, ma i medici non le diedero il permesso di fare lunghi viaggi.
Insieme all’imperatrice, soggiornavano a Palermo la sorella Wilghelmina, principessa di Mecklenburg, con la figlia Luisa, il fratello Alberto, principe di Prussia, e i nipoti principi di Prussia Alessandro e Georg.

I viaggiatori visitarono la grotta di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino, i paesini Arenella e Acquasanta ai piedi di questa montagna. Sono considerati i luoghi natii di Santa Rosalia, dove si trova anche una fonte dell’acqua santa. Santa Rosalia, patrona di Palermo, viene chiamata anche Renella, oppure Arenella. Il promontorio che si sporge in mare fu da sempre luogo tradizionale per la pesca dei tonni. Scrisse A.Certkov di quella pesca: ”Si fa a fine maggio e attira l’attenzione di tutta la città di Palermo… La pesca è uno dei divertimenti preferiti dei palermitani”. La tonnara, ossia il gruppo di edifici sul promontorio, fu acquistato nel 1830 da Vincenzo Florio, ricco imprenditore siciliano. Negli anni 1842-1844 l’architetto Carlo Giachery (1812-1865) costruì su suo ordine un edificio in stile neogotico con quattro torrette agli angoli, all’estremità del promontorio. Quel padiglione a due piani con una vasta sala al secondo piano, dalla quale si aprono bellissimi panorami sul mare, sulla baia di Palermo e sul Monte Pellegrino, evidentemente piacque ai viaggiatori. Le sue quattro guglie erano le prime ad incontrare chi arrivava via mare ed erano le ultime a dare l’addio a chi lasciava Palermo. Così fu anche per l’imperatore russo, nel dicembre 1845, e per l’imperatrice e la figlia, nel marzo dell’anno seguente.


A.T.Grimm scrisse che l’imperatrice “riconosceva sinceramente che quelli furono quattro mesi di vera vita, in cui fu possibile apprezzare la propria esistenza”.

I viaggiatori passarono la Pasqua a Napoli e tornarono a Pietroburgo con soste a Firenze, Venezia, Verona, Innsbruck, Salisburgo, Vienna e Varsavia. Già dall’inizio della primavera a Peterhof incominciarono i preparativi per il loro ritorno. Molto fu fatto per permettere di ricordare ad Alexandra Fedorovna la sua felice permanenza sull’isola del sole. Nella casetta rurale furono appesi i quadri con le vedute di Palermo e dei suoi dintorni, nonché due ritratti di un rematore e di una fioraia eseguiti da N.P.Orlov (1812-1863), che Alexandra Fedorovna ammirò durante il suo soggiorno in Sicilia. Sempre a Palermo, Orlov eseguì il ritratto della principessa Olga Nicolaevna.


A Peterhof procedevano di gran carriera i lavori di costruzione di un padiglione sulle rive del Grande Stagno. Molto simile alle case sparse in riva al Golfo di Napoli, doveva diventare il regalo per le nozze di Olga Nicolaevna e del principe Carl di Württenberg.

Nei documenti di lavorazione il padiglione veniva nominato “Casetta italiana”, in famiglia lo chiamavano Olivuzza, mentre l’isola stessa ebbe il nome di Palermo. Solo più tardi cambiò il nome in “Olghin ostrov” (cioè “isola di Olga”).

Al ritorno dell’imperatrice in gran fretta veniva costruito un altro padiglione nel parco di Znamenka alla linea di divisione con il territorio dell’Alessandria. Nel 1835 la Znamenka fu acquistata da Nicola I per la consorte, di cui diventò tenuta rurale visitata dalla padrona assai spesso. A Znamenka si veniva per passeggiare, far merende, accogliere gli ospiti, si organizzavano sere di ballo e feste, qui funzionò un esemplare economia agricola. Nel parco Inferiore della Znamenka, nella sua parte occidentale, sporge nel mare un promontorio, dal quale si apre il panorama su Pietroburgo. Da qui con buon tempo si vedeva la cupola del Sant’Isacco ancora in fase di costruzione, la Colonna di Alessandro e anche Peterhof con il palazzo Monplaisir di Pietro I e il Cottage. Per il nuovo edificio il posto fu scelto per far sì che fosse visto dalle finestre del Cottage, residenza della coppia imperiale a Peterhof.

Fu intenzione di farne un pendant alla Cappella, situata ad Ovest dal Cottage. Le due nuove costruzioni in stile neogotico con quattro torrette che si vedevano dalla residenza estiva della coppia imperiale furono fatte come corpi architettonici che ricordassero ai padroni i luoghi legati ai ricordi romantici più cari. La Cappella ricordava all’imperatrice la natia Potsdam, l’infanzia, la festa della Bianca Rosa del 1829. La stessa importanza semantica aveva il nuovo padiglione suscitando i ricordi del viaggio in isola incantata nel mezzo al mare azzurro. Dal balcone di Renella alla facciata meridionale si aprivano panorami dell’Alessandria e della Znamenka, “il mondo rurale“ di Alexandra Fedorovna .

L’imperatore sorvegliava con grande attenzione i lavori di costruzione del padiglione. Da Palermo l’architetto ricevette mattonelle con diversi disegni per soddisfare il desiderio dell’imperatore di decorare il balcone e i muri della Renella.

Alexandra Fedorovna e Olga Nicolaevna tornarono a Peterhof il 3 giugno. Meno di un mese dopo, il 1 luglio 1846, il compleanno di Alexandra Fedorovna e l’anniversario delle nozze della coppia imperiale ebbe luogo lo sposalizio della granduchessa con il principe ereditario di Württemburg.

Fu un’estate carica di feste in onore degli sposi novelli, mentre in occasione di tanti avvenimenti tornavano vivi i ricordi d’Italia. Si ospitò a Peterhof il duca Serradifalco, la cui presenza ai pranzi solenni nel Palazzo Grande e alle serate in stretta compagnia nel Cottage fu iscritta nella Cronaca giornaliera della Corte. Il Duca visitò le manovre della flotta. Proprio allora, come comunicò il cronista svedese Haffner, il 16 luglio 1846 la corvetta della marina militare russa armata di 20 cannoni di nome “Menelaj” fu ribattezzata in “Olivuzza” su desiderio personale di Nicola I, presente personalmente a bordo della corvetta stessa. Ebbe un carattere “italiano” anche la prima festa dello stesso anno sullo stagno Olghin il 21 luglio 1846. Gli ospiti invitati dall’imperatrice si radunarono per far la merenda sull’Isola Zarizin. Le isole e le rive dello stagno furono illuminati dai fanalini colorati. Sull’Isola Olghin cantarono i solisti dei Teatri Imperiali. Sullo specchio dello stagno scivolavano le barchette, anch’esse illuminate con cantanti italiani in una di esse. Si sentiva un vero belcanto. Antonio Tamburini, un bel baritono italiano, celebrità europea, cantò per gli ospiti delle arie di opere italiane.

La prima visita della Renella fu documentata nella Cronaca giornaliera della Corte nel 1847. Il 17 luglio l’imperatrice arrivò al nuovo padiglione dove nella sala del primo piano fu servito il tè. Attiguo a questa sala si trovava uno studio. Un altro studio e una dispensa si trovavano al pianterreno. Le stanze vennero decorate di pitture con le vedute italiane, tra cui quelle di Palermo.

Alle merende venivano invitati fino a venti ospiti. Talvolta in compagnia più ristretta l’imperatrice prendeva il caffé mattutino. Il 25 maggio del 1851 ella invitò due principi della Prussia Carlo e Wilgelm e l’anno seguente si fece un pranzo in occasione del compleanno di Maria Pavlovna, la granduchessa Saxen-Weimar-Eisenach (1786-1859), sorella di Nicola I.

Alla fine del XIX sec. si svolgono qui diversi altri avvenimenti. Dmitrij Likhaciov trascrisse il racconto di un lacché del palazzo riferitogli da Serghej Ghejcenko: “Le sedute spiritiche si facevano nell’appartamento del gran principe Piotr Nicolaevitch sul promontorio Renella (in riva meridionale del Golfo di Finlandia) che sporgeva lontano nel mare. Presso la villa chiamata Propria , abitata da Nicola II e la consorte, c’era un molo. Nicola e consorte Aleksandra venivano portati a Renella di nascosto”.

Il principe Roman Romanov che trascorse l’infanzia a Znamenka, descrive nelle sue memorie la pesca che faceva con le sorelle e le figlie maggiori di Nicola II in vicinanza della Renella, racconta anche che l’imperatore passava per la strada lungo la riva da Alessandria a Renella. Là saliva al salotto che “gli piaceva molto”. Il memorialista riferisce: “lo zar tentò di comprare questo padiglione da mio padre, ma non ci riuscì siccome mio padre stesso lo adorava”.

Sul promontorio venivano i ragazzi dei paesi vicini e i figli dei villeggianti pietroburghesi a pescare e a far bagni. Uno di quei ragazzi scriverà molti anni dopo le magnifiche memorie sulla vita a Znamenka. Si chiamava I.P.Andreev, figlio del giardiniere della tenuta di Znamenka, che visse in quei luoghi per tutta la vita. Lui ricorderà che Renella fu smontata nel 1928 per procurare i mattoni. Ora al posto del padiglione rimangono i grandi massi, i resti del fondamento di mattoni e regna un assoluto abbandono…

Alexandra Fedorovna teneva molto cari i ricordi del suo viaggio in Italia. Grimm scrisse che questi ricordi rimanevano vivi e forti nonostante gli anni trascorsi dopo il viaggio.

Renella ne era una vivace incarnazione. Una torre siciliana nel paesino Arenella servì da modello felicemente realizzato a Peterhof in una costruzione che a suo turno completava il bel complesso del parco di Alessandria donandogli dei nuovi significati di un ricordo del “viaggio italiano” come di un sogno realizzato.



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